La Camera Obscura

Gli uomini imprigionati sono costretti ad osservare le ombre proiettate sulla parete di fronte. Il mito di Platone con la fonte delle ombre, puo essere reputato l'idea primordiale del cinema.
sabato, 23 dicembre 2006

        

                                                                                                      
                       PARIGI VISTA DA JACQUES RIVETTE


Arriva Natale e con esso il rituale dei pacchetti regalo. In uno di questi so di trovarci un dvd e non aspetterò certo domani per aprirlo.....Vi trovo uno dei film chiave della Nouvelle Vague: Paris nous appartient di Jacques Rivette.

La Nouvelle vague fu prima di tutto una cerchia di giovani critici come Truffaut e Chabrol, che sospinti dall'idea originaria del cinema con i Lumiere e sopratutto Melies, ma anche di autori internazionali come Hitchcock e Lubitsch spaccarono il cinema dei papà, film gonfiati di spese dai produttori per intascare una maggior percentuale, ma sopratutto film di facili caratterizzazioni, rivolti semplicemente ad uno svago, non perfettamente fedeli al soggetto o libro originario; ripresa filmica diretta a delle emozioni e non ad una analisi concettuale. I costi di questi film con delle star come Fernandel restringevano ad una casta la possibilità di fare del cinema, privandolo di divenire un'arte libera da preconcetti e schemi mentali e non più il mestiere di una lobby.

Ma torniamo a Paris nous appartiens. Regista: Jacques Rivette; il compare di Truffaut che con un sogno nel cassetto e un magnetofono ingombrante andavano a intervistare Hitchcock, Max Ophuls, etc...i grandi maestri su cui appoggiarsi come insegna Balzac nelle sue "Illusioni Perdute".

Rivette rivela una concezione analitica dei sentimenti umani, totalmente rispettoso della durata delle azioni. Avventurosamente girato nel corso di due anni e finito grazie ai soldi che investi Truffaut dopo il suo primo successo (i 400 colpi) è la storia di un gruppo di teatranti tenuti insieme da misteriosi e magici legami che uniscono il teatro e la vita. E' un dramma shakespeariano dove s'intrecciano politica e arte.

Diciamo che fortemente il cinema di Rivette è un'accesa meditazione sul dualismo esistenza/immaginazione, realtà/sogno, vita/teatro.

Grazie a Rivette, alle sue sequenze, entriamo nei cortili polverosi o nei giardini di Montparnasse, le famose scalinate di Montmartre con lui pullulano di vita, i viali alberati dei quartieri meno famosi di Parigi, i cortili in pietra delle terrazze,..è una Parigi misteriosa e poetica, vero teatro d'investigazioni, di inseguimenti, di incontri. I temi prediletti da Jacques Rivette sono già presenti in questo primo lungometraggio costruito come un enigma, dove Parigi è il teatro di una realtà investita dalla psicosi e da fantasmi.

Tutto sembra ordinario oggi. Ma si indovina, si sà che è sufficiente di alzare la testa per constatare la bellezza di Parigi. Al giorno d’oggi il meraviglioso dorme di fronte all'ordinario. Una ragazza passa. Il cuore s’infiamma. Parigi serve da scrigno. Paris nous appartient è innanzitutto una lunga amicizia amorosa tra i giovani critici dei Cahiers du Cinema e Parigi, è una di queste storie di gioco della vita che Rivette seppe ben raccontare.
 

                                  "Paris n'appartient à personne"  Peguy                               

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giovedì, 07 dicembre 2006

HIROSHIMA MON AMOUR

                                    "NO, tu non sai di niente di Hiroshima"
Un film d'autore è un espressione del pensiero in movimento che si immerge nello stesso tempo nel passato, nel presente e nel futuro.

                                 "Non hai visto niente a Hiroshima, niente"
Più storie frammmentarie  si sovrapongono, si mescolano, attraverso meccanismi di continuo sdoppiamento tra personaggi, luoghi dove lo scorrere del tempo è abolito.

                                "Non c'è nulla da vedere a Hiroshima"
Particelle scisse vengono reintegrate dal tempo della memoria. Riprese buie vengono legate al passato di lei, il velario della ragazza di Nevers.

                                      "Niente, tu non sai niente"
Lei non si analizza, Lei non capisce, volontariamente resta vaga e ambigua come le donne di Antonioni che sono guidate dalle pulsioni e non dalle idee.

                           "Tu non sai dimenticare, tu non sai ricordare"
Due bombe a Hiroshima: Hiroshima dopo l'esplosione della bomba, 10.0000 gradi su Piazza della Pace, e lo choc che ha disintegrato l'eroina colpita da un altro tipo di materiale esplosivo: la frammentazione dell'unità primigena, la coscienza ridotta in frantumi che bisogna ricomporre come un puzzle. La memoria dilata il tempo della rappresentazione, il film si conclude con il ritorno nelle tenebre della lunga sequenza notturna, ambientata di nuovo a Hiroshima.                        

                           "Ascolta io so, io so tutto. Tutto ciò si ripeterà"
I fiori furono i primi a rinascere a Hiroshima con uno straordinario e sconosciuto vigore. A
Hiroshima o Nevers, lo "stream of conciousness" a cui si riferisce Joyce, è la fenice il cui amore può rinascere dalle proprie ceneri.

postato da nameerf alle ore 13:06 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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alla tua domanda rispondo: "Nameerf". E' l'esatto contrario di freeman, ossia uomo libero, liberato. E'un mio singolare nick che incuriosisce. Indica lo stato di una coscienza che sa, come lo sapevano i burattini di Mangiafuoco, di non essere libera. Conosce bene l'indirizzo della fata turchina, ma gli manca ancora la mercede. (senza s, non è un auto).


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