"Il cinema non è un mestiere. E'un arte. Non è una squadra. Si è sempre soli; sulla scena come di fronte alla pagina bianca." Jean-Luc Godard
Negli anni fertili dell'immediato dopoguerra, precisamente il 30 marzo 1948 un articolo divenuto celebre fu pubblicato su "L'ecran Français". La firma è di Alexandre Astruc, il quale predicava la nascita di una nuova avanguardia, un cinema capace di diventare "mezzo di scrittura flessibile" e di diffondersi ovunque. L'autore vede nel cinema un mezzo d'espressione nuovo che rafforzi l'esistenza di una scrittura e di un linguaggio cinematografico.
Presentendo un cambiamento nel modo di fare cinema, Astruc espone la sua idea di camera-stilo; un linguaggio cinematografico nel quale e per il quale un regista è un vero artista (fino agli anni Quaranta era dato per scontato che il regista fosse un soggetto antropomorfo) e che un film deve essere totalmente riconduciible a questa nuova figura di film-maker, alla sua personalità. L'artista può esprimervi il suo pensiero, le sue idee, per astratte che esse siano, o tradurre le sue ossessioni, ciò che fino allora era permesso solo alla letteratura; con la differenza che il regista pensa per immagini, in termini di messa in scena.
"Il cineasta-autore scrive con la macchina da presa come uno scrittore scrive con la penna". dice Astruc
L'abolizione necessaria tra sceneggiatore e regista pone la condizione che sia l'autore stesso a girare i suoi film. Colui che ha pensato l'opera la deve eseguire.
Nello svolgimento di un film, i gesti di ogni personaggio, le parole, tuttti i movimenti di macchina devono collegare tra esse oggetti, personaggi. Ogni pensiero, come ogni sentimento, è in rapporto con tutto quello che abita nell'universo dell'autore. Questi rapporti espliciti disegnano la traccia tangibile, che il cinema può divenire veramente il luogo d'espressione di un pensiero.
Come trasmettere un'idea, un pensiero, una percezione al cinema? Secondo Astruc, si può esprimere un pensiero esplicando i rapporti tra un essere umano e un altro, o tra un uomo e un oggetto. Una Trascrizione visuale di sensazioni letterarie senza cadere nel cinema sperimentale, surrealista, e senza utilizzare metafore per tradurre un'idea.
"Aggiungerò che mi capita, vedendo e rivedendo le opere di Alfred Hitchcock, di avvertire a tratti la stessa impressione che si prova leggendo autori come, mettiamo, Dostoevskij o Faulkner, di trovarsi in un universo al tempo stesso estetico e morale in cui il bianco e il nero, l'ombra e la luce, e perfino quell'arte comune al romanzo e al cinema che è la regia, esprimono, ancora più del racconto stesso, il segreto lacerante che i personaggi portano in fondo al cuore." Alexandre Astruc


Vincent Delerm: Nous imitons Antoine Doinel
Nous imitons Jean-Pierre Léaud
La nuit sur le quai du métro
Nous nous coiffons avec les mains
Sous les néons à Jules Joffrin
Nous cherchons des correspondances
Dans des amours à contresens
Nous enroulons les mêmes foulards
En traversant les Grands Boulevards.
Nous imitons Antoine Doinel
La nuit Métro "Quai de Javel"
Nous passons sous les réverbères
Perdus dans nos manteaux d..hiver
Nous répétons dans un miroir
Christine Darbon, Fabienne Tabard
Assis dans le dernier métro
Nous imitons François Truffaut.

"Il compito dell'artista non sta nell'arduità di imparare a montare il film, o a far funzionare la camera; ma di non separare il proprio lavoro, il proprio film dalla vita, da sè stessi. Non devono esistere differenze tra il film e la vita. Un regista è come ogni altro artista: un pittore, un poeta, un musicista...gli viene richiesto di contribuire con la propria identità,con qualcosa di sè; di essere moralmente responsabile di quello che si fà e si mostra,altrimenti siamo professionisti come altri che sfruttano la propria professione o posizione e non gente preparata che pensa che il cinema è una seria e difficile arte che richiede il sacrificio di tutto quanto si ha, che lo si creda o no. Il cinema utilizza la vita dell'artista e non viceversa. E' un sacrificio di sè stessi all'arte". Tarkovskij
La materia prima del cinema è l'intelligenza la cui espressione immediata è la parola, il testo fa vivere l'immagine, gli dà un senso.
Il cinéma è un'arma magnifica e pericolosa, se chi la pratica non è uno spirito libero; è il miglior strumento per esprimere il mondo dei sogni, delle emozioni, dell'istinto.
Il cinema sembra esser stato inventato per esprimere la vita del subconsciente le cui radici penetrano così profondamente nella poesia.
L'artista non è mai libero. Non vi è un'altra categoria di persone che sia meno libera degli artisti. Essi sono incatenati al proprio dono, alla propria predestinazione, che è quella di servire il proprio dono e, con questo, gli uomini.
L'esercito di registi figli di una schiavitù dorata che per divergeze d'interessi e somme investite, relega questa funzione agli antipodi di una libertà creatrice rassegnata, manca di ambizioni e di audacia. La loro celluloide è fatta dei soldi di uno stato che finanzia questo torpore metadonico che non rende i mestieranti liberi, uomini veri.
E il pubblico? Anche lui gioca il suo ruolo, ha la sua partecipazione diretta in questa partita.
"Se diamo più d'importanza al nostro lavoro che a noi stessi in quel momento facciamo qualcosa che va a durare. Resiste non eternamente, ma a lungo; resiste più di noi.
Francois Truffaut
Max Ophuls
6 gennaio 1957: la folla in delirio, con i suoi applausi, pretese 43 chiamate degli attori delle Nozze di Figaro tradotto, adattato e diretto da Max Ophuls; il quale non potè godere di questo trionfo essendo bloccato sul letto di ospedale dove 2 mesi dopo morì. Ophuls aveva resuscitato questo spettacolo imprimendogli un ritmo strabiliante e ben 30 quadri.

Lola Montés
Ophuls utilizzava soggetti eterni, quelli del triste domani che segue al ballo gioioso.
Con queste premesse il primo film a colori per Max Ophuls, ovviamene fu un film sfarzoso, rivestito dalla sua opulenza figurativa; pieno di trine, orpelli, movimenti di macchine, cortine che occultano le figure e gli ambienti. E' la storia di una donna fatale, inquieta, immagine vivente dell'impossibilità di realizzare i propri desideri in un mondo perduto, rilucente ma vuoto. Film che porta la tenerezza dei sentimenti al quale era poco avvezzo il cinema americano.
Lola Montes è un film che sarebbe esploso come una bomba e Ophuls messo al bando dalla professione e il film sabotato, ridotto, amputato mentre il suo autore moriva inseguito dalle paure, disperazioni, dagli entusiasmi e le speranze.
Ophuls rifiutò categoricamente di modificare il montaggio del suo film.
Vi sono elementi non significativi ma decisivi per il linguaggio cinematografico e dal significato simbolico: da una scala a chiocciola si intravedono dei vetri di diversi colori che simbolizzano l'arrivo dell'uomo del circo nella vita di Lola, l'evocazione del circo e i suoi colori...
Ogni episodio di Lola Montez corrisponde ad una stagione, quindi per fare l'esempio per la stagione autunnale Ophuls aveva colorato ogni singola foglia e le strade di Nizza di rosso
Così come è nella vita, i suoni di questo film non sono così chiari e udibili. I tecnici che di questo film non capirono niente s'indignarono e lo sabotarono.