

“A mio parere, l'artista non procede affatto come un ricercatore, egli non agisce empiricamente in nessuna maniera ("proverò a fare questo, tenterò quest'altro"). L'artista dà una testimonianza sulla verità, sulla sua verità del mondo. L'artista deve essere certo che egli e la sua creazione rispondano alla verità. Io rifiuto il concetto di esperimento, di ricerca nella sfera dell'arte.” A. Tarkovskij
Il cinema magico, la creazione della camera obscura è l'immagine che risveglia: la lanterna magica.
Certo, “il cinema della stanza in fondo” è un prolungamento del gioco infantile. I ricordi dell'infanzia non hanno mai fatto di un uomo un artista; ma il gioco, se è privo di scopo strumentale in quanto premio a sé stesso, non è privo di finalità.
Ogni cultura nasce dal gioco. Attraverso di esso la collettività esprime la sua interpretazione della vita e del mondo. Tutte le attività fondamentali della società umana nascono dal gioco. E l’arte è un gioco con finalità molto serie, perché ci fa sperimentare altri mondi possibili, ci aiuta a capire la vita e a viverla meglio, dando un senso alla realtà, facendoci sperare che la bellezza creata dall’uomo possa essere meno effimera di quella della natura, come è il caso dei film che i grandi registi ci hanno lasciato in dono.
Costoro hanno affrontato, seppur sabotati e combattuti, un vestito filmico alla loro idea/spirito: affrontare questa ombra del corpo che è l’anima.
Questi artisti che non sono né eroi né superuomini, né ribelli; ma degli stranieri sulla terra come il principe Myskin di Dostoevskij o come il santo bizantino Andréi Iurodivi: un anti-eroe ben delineato nel suo profilo dalla letteratura russa.
L'arte influenza il pubblico, non perché il suo esempio sia contagioso, ma in quanto lo nobilita dal punto di vista morale, mettendolo a confronto con situazioni diverse, con il mondo degli scrittori e degli artisti.
Tutto questo ha un impatto sull'animo umano tale da trasformarlo.
Dopo aver visto o letto un'opera d'arte non è più possibile rimanere impassibili e tali quali eravamo prima della… “visione”.
Sono state scritte migliaia di pagine sui grandi artisti ma, in fondo, nessuno ha potuto spiegare nulla. Nessuno ha potuto trovare, sfiorare la verità, toccare l'essenza della loro creazione! Questo dimostra ancora una volta che il miracolo è inspiegabile...
La libertà nel senso più alto e soprattutto nel senso artistico, nel senso della creazione, non esiste. In circostanze contraddittorie, ci sono stati uomini che hanno avuto una inaudita libertà interiore, un mondo interiore, nobiltà. La libertà non consiste nella qualità della scelta: la libertà è una condizione dello spirito.

Un adulto sfortunato può ricominciare la sua vita altrove, può cambiare luogo, può ripartire da zero. Un ragazzo infelice non può avere questo pensiero. Egli sente di essere infelice ma non può dare un nome alla sua infelicità...
Se dovessi stilare una lista di film europei sull'infanzia e l'adolescenza, citerei Zero in condotta di Vigo, ben tre film di Truffaut, poi sempre dal cinema francese vi sono due grandi film che sono quelli di Jean Eustache "Mes petites amoureuses" e di Claude Berri "Le viel homme et l'enfant"; anche nel neorealismo italiano l'infanzia è ben narrata con la trilogia di De Sica, con Rossellini, e per finire chiuderei con l'Infanzia di Ivan di Tarkovskij.
Altro non dico, lascio che siano i film a parlare per loro stessi.
"Io ho avuto un'infanzia difficile, non tragica come quella di Julien, ma difficile e mi ricordo che ero molto impaziente di crescere, perché vedevo che gli adulti hanno tutti i diritti, possono decidere della propria vita; un adulto infelice può ricominciare la vita altrove, può ripartire da zero: un bambino infelice nemmeno lo pensa, sa di essere infelice, ma non può dare un nome a questa infelicità. E soprattutto dentro di lui non può mettere in discussione i genitori e gli adulti che lo fanno soffrire. Un bambino infelice, un bambino martire si sente sempre colpevole ed è questo che è orribile.
Fra tutte le ingiustizie che ci sono al mondo, quelle che colpiscono i bambini sono le più ingiuste, le più ignobili, le più odiose. Il mondo non è giusto e forse non lo sarà mai, ma è necessario lottare perché ci sia giustizia, bisogna, bisogna farlo: le cose cambiano, ma lentamente; le cose migliorano, ma lentamente.
Quelli che ci governano cominciano sempre i loro discorsi dicendo: "Il Governo non cederà di fronte alle minacce", invece è il contrario: il Governo cede solo alle minacce. E i cambiamenti si ottengono solo reclamandoli energicamente. Da qualche anno gli adulti hanno capito e ottengono in piazza quello che gli si rifiuta negli uffici; vi dico tutto questo solo per dimostrarvi che gli adulti quando lo vogliono veramente, possono migliorare la loro vita, migliorare il loro destino, ma in tutte queste lotte i bambini sono dimenticati: non c'è nessun partito politico che si occupi veramente dei bambini, dei bambini come Julien o dei bambini come voi.
Esiste una spiegazione per tutto questo: i bambini non sono elettori. Se i bambini avessero diritto al voto, voi potreste chiedere più asili nido, più assistenti sociali, più di qualsiasi cosa e li otterreste, perché i deputati vorrebbero i vostri voti. Per esempio potreste ottenere di arrivare a scuola un'ora più tardi d'inverno, invece di arrivare che è ancora notte.
Volevo anche dirvi che, proprio perché ho un brutto ricordo della mia infanzia e perché non mi piace come ci si occupa dei bambini, che io ho scelto di fare il lavoro che faccio: cioè insegnare. La vita non è facile, è dura ed è importante che impariate a diventare forti per poterla affrontare.
Badate: io non vi spingo a diventare dei duri, ma dei forti. Per uno strano equilibrio quelli che hanno avuto un'infanzia difficile, sono più preparati ad affrontare la vita adulta di quelli che sono stati molto amati e molto protetti. E' una specie di legge di compensazione: la vita è dura, ma anche bella. Infatti ci teniamo molto: basta essere costretti a letto per un'influenza o una gamba rotta per avere voglia di uscire, di andare a spasso, per accorgerci che la vita ci piace.
Bene. Fra poco partirete per le vacanze: conoscerete nuovi posti, della gente nuova e quando tornerete andrete tutti in una classe superiore. A proposito l'anno prossimo le classi saranno miste. E poi vedrete che il tempo passa in fretta: un giorno avrete anche voi dei bambini e io spero che voi li amerete e loro vi ameranno, anzi loro vi ameranno se voi li amate, altrimenti rivolgeranno il loro amore o il loro affetto, la loro tenerezza su altra gente, su qualcos'altro, perché la vita è fatta così: non si può fare a meno di amare e di essere amati.
Bene, ragazzi: la scuola è finita. E vi auguro buone vacanze".*
*dialogo tratto da "Gli anni in tasca" regia di Truffaut