Perchè mai l'acqua sembra rispondere a tutte le esigenze della prima scuola francese? E' questa una esigenza narrativa, drammatica?
Nel cinema francese il rapporto con l'acqua lo troviamo in Vigo dove le sequenze sono girate lungo il corso del fiume tra canali con le chiuse e chiatte naviganti- A volte il mare e la sua frontiera con la terra affiorano come limiti (400 colpi di Truffaut) di un presente che vorrebbe essere superato in un afflato di libertà.
L'Herbier iniziò con un progetto in cui in un torrente, l'acqua doveva essere il personaggio principale.
Non solo i corsi d'acqua, ma anche il mare si distingue come un oggetto di percezione particolare, distinto nelle sue percezioni dalle percezioni terrestri. Ovviamente il linguaggio dell'elemento acqua ha un "linguaggio" differente da quello della terra. L'acqua è l'ambiente in cui la mobilità è il movimento stesso. L'importanza ottica o sonora dell'acqua è una ricerca ritmica per registi come Vigo. Abel Gance iniziò con il ferro e le ferrovia, ma diciamolo, l'elemento liquido promulgato, trasmesso e diffuso in ogni direzione ha un senso migliore. L'acqua è l'immagine di una vibrazione reale in maniera più profondita. Gremillion stesso percorre nei suoi documentari il percorso dalla meccanica dei solidi alla meccanica dei fluidi.
L'astratto liquido è l'ambiente di un tipo di uomini che percepiscono e vivono differentemente dai tipi terrestri. Il limite tra terra e acqua diventa luogo di dramma (L'uomo di Aran) dove esattamente come nel documentario di Epstein "Finis terrae" gli abitanti recitano la loro propria parte in un dramma dove si affrontano i legami terrestri e la parte fatta di ormeggi, corde morbide. Sempre in Epstein la chiatta opponeva la solidità della terra alla fluidità del cielo e delle acque. In "Maldone" di Gremillion questi opposti si oppongono in un concatenamento di radici, terra, casa per finire al canale , il battello, il trasporto fluviale. Il dramma di rompere con i legami della terra, gli affetti, per diventare solitario in uno scontro micidiale tra la pazzia della terra e la giustizia superiore dell'acqua. In questi primi esperimenti filmici i mestieri marittimi non sono una sopravvivenza, ma l'orizzonte di un mestiere che sprigiona il rapporto con l'Elemento.
Terra e acqua sono due sistemi che si oppongono e diversificano tra loro le percezioni, gli affetti e le azioni dell'uomo.
Vigo porta questa opposizione a un punto culminante. Ricordate la cabina di Jules? Jules raccoglie feticci, ricordi e rifiuti dei quali egli non ne fa una memoria ma un puro mosaico di stati presenti imponendo spontaneamente alla terra la stessa legge dell'acqua.
L'acqua ha una funzione di veggenza : l'amata scomparsa si rivela nell'acqua, come se la percezione fruisse di una verità che non appartiene alla terra.
La scuola francese trovava nell'acqua l'indicazione di uno stato di percezione non più condizionata dal solido, dall'ambiente (Bresson), dalle condizioni, ma una percezione molecolare adatta o meglio propria ad un sguardo cinematografico.
L’occhio è lo specchio dell’anima, l’espressione del mondo dell’anima e del pensiero; occhi e anima sono in stretto rapporto.” (jan van rickenborgh)
Ogni immagine può essere veritiera ossia neutrale o assolutamente falsa, bugiarda. Può registrare gli eventi in maniera pura o essere manipolata, re-inventata, costruita ex-novo. Questa duplicità la ritroviamo parzialmente agli inizi del cinema con la differenza tra i film di Lumiere e quelli di Melies.
Il pittore e surrealista Magritte usava richiamare l’attenzione del pubblico sul fatto che il mondo che vediamo in immagine non è la realtà, bensi il significato metaforico di un elemento che è il segno formale del concetto.
In una delle scene più famose di Bunuel si vede un occhio che guarda la luna attraverso una finestra della casa rappresentante il nostro mondo sensoriale; quest'occhio che vede l'anima di cui la Luna ne è il simbolo, viene tagliato da un rasoio. L'occhio ucciso, staccato è separato dal mondo sensorio terrestre per aprirsi a una nuova immagine. Questa visione non viene più da dentro la casa, da dentro l'antro di Platone o dal palazzo degli specchi illusori dove le persone che cercano la verità sbattono contro i vetri delle realtà illusorie.
Quest''idea primigenia che sussiste latente in tutti come una reminiscenza, il saggista cinematografico Gilles Delleuze la rinominò "L'immagine-cristallo"; ossia quando l'immagine presenta una doppia faccia insieme attuale e a-temporale, tra presente e passato, reale e immaginario, producendo una nuova forma di indiscernibilità.
Tra i numerosi autori di immagini cristallo ricordati da Deleuze ci sono:
Orson Welles (ne la Signora di Shangai si ricorda la celebre sequenza della stanza degli specchi),
Tarkovskij (il suo film recensito in un post precedente si intitola appunto Lo specchio)
Resnais (la confusione di passati-presenti di L'anno scorso a Marienbad),
Renoir,
Cocteau
e altri ancora, come Fellini, che si pongono il problema di come entrare in quel cristallo e si aiutano con ricordi d'infanzia, immagini, deja vu: ricordo del presente, passato contemporaneo al presente stesso.
Tuttavia l'immagine cristallo non ha una natura mentale o psicologica, ma esiste fuori della coscienza e nel tempo, quasi come un frammento di tempo allo stato puro. Il passato si forma contemporaneamente al presente e dunque il tempo si sdoppia in ogni istante e l'immagine attuale del presente che passa si forma simultaneamente all'immagine virtuale del passato che si conserva, fino a formare un circolo.
Per Bunuel le origini della stupidità umana, le sue catene e gabbie sono proprio quelle maschere con cui l'uomo si aggrappa alle illusioni molteplici di una vita: l'ideologia, la sessualità, la storia, la religione, il misticismo, l'inconscio. Con rigore, egli rivelava i segreti dell'anima, e dell'inconscio che l'uomo nega per meglio obliare i suoi errori ed orrori.
Ho già trattato Bunuel in due post per cui vi rimando ad essi per maggior ragguagli.
I video di Welles e Cocteau sono postati da me su youtube