La Camera Obscura

Gli uomini imprigionati sono costretti ad osservare le ombre proiettate sulla parete di fronte. Il mito di Platone con la fonte delle ombre, puo essere reputato l'idea primordiale del cinema.
giovedì, 21 febbraio 2008

 Perchè mai l'acqua sembra rispondere a tutte le esigenze della prima scuola francese? E' questa una esigenza narrativa, drammatica?

Nel cinema francese il rapporto con l'acqua lo troviamo in Vigo dove le sequenze sono girate lungo il corso del fiume tra canali con le chiuse e chiatte naviganti- A volte il mare e la sua frontiera con la terra affiorano come limiti  (400 colpi di Truffaut) di un presente che vorrebbe essere superato in un afflato di libertà.
L'Herbier iniziò con un progetto in cui in un torrente, l'acqua doveva essere il personaggio principale.

Non solo i corsi d'acqua, ma anche il mare si distingue come un oggetto di percezione particolare, distinto nelle sue percezioni dalle percezioni terrestri. Ovviamente il linguaggio dell'elemento acqua ha un "linguaggio" differente da quello della terra. L'acqua è l'ambiente in cui la mobilità è il movimento stesso. L'importanza ottica o sonora dell'acqua è una  ricerca ritmica per registi come Vigo. Abel Gance iniziò con il ferro e le ferrovia, ma diciamolo, l'elemento liquido   promulgato, trasmesso e diffuso in ogni direzione ha un senso migliore. L'acqua è l'immagine di una vibrazione reale in maniera più profondita. Gremillion stesso percorre nei suoi documentari il percorso dalla meccanica dei solidi alla meccanica dei fluidi.


L'astratto liquido è l'ambiente di un tipo di uomini che percepiscono e vivono differentemente dai tipi terrestri. Il limite tra terra e acqua diventa luogo di dramma (L'uomo di Aran) dove esattamente come nel documentario di Epstein "Finis terrae" gli abitanti recitano la loro propria parte in un dramma dove si affrontano i legami terrestri e la parte fatta di ormeggi, corde morbide. Sempre in Epstein la chiatta opponeva la solidità della terra alla fluidità del cielo e delle acque. In "Maldone" di Gremillion questi opposti si oppongono in un concatenamento di radici, terra, casa per finire al canale , il battello, il trasporto fluviale. Il dramma di rompere con i legami della terra, gli affetti, per diventare solitario in uno scontro micidiale tra la pazzia della terra e la giustizia superiore dell'acqua. In questi primi esperimenti filmici i mestieri marittimi non sono una sopravvivenza, ma l'orizzonte di un mestiere che sprigiona il rapporto con l'Elemento.


Terra e acqua sono due sistemi che si oppongono e diversificano tra loro le percezioni, gli affetti e le azioni dell'uomo.
Vigo porta questa opposizione a un punto culminante. Ricordate la cabina di Jules? Jules raccoglie feticci, ricordi e rifiuti dei quali egli non ne fa una memoria ma un puro mosaico di stati presenti imponendo spontaneamente alla terra la stessa legge dell'acqua.
L'acqua  ha una funzione di veggenza : l'amata scomparsa si rivela nell'acqua, come se la percezione fruisse di una verità che non appartiene alla terra.
La scuola francese trovava nell'acqua l'indicazione di uno stato di percezione non più condizionata dal solido, dall'ambiente (Bresson), dalle condizioni, ma una percezione molecolare adatta o meglio propria ad un sguardo cinematografico.

postato da nameerf alle ore 09:48 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
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Commenti
#1   21 Febbraio 2008 - 15:03
 
Questa analisi tematiche mi fanno impazzire. L'acqua è il principio della vita ed un bisogno inalienabile dell'uomo. L'acqua è bene prezioso ma può anche trasformarsi in male provocando danni ingenti. L'acqua nel cinema forse rappresenta questo bisogno di drammaticità in quanto elemento positivo ma anche forza capace di mettera a dura prova l'esistenza degli uomini.
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#2   21 Febbraio 2008 - 20:02
 
fantastica analisi. l' acqua è un elemento utilizzatissimo anche in letteratura. per prima cosa è il simbolo stesso della vita, e come la vita trattiene una moltitudine di significati: dalla forza vitale stessa fino alla morte. credo che il primo cinema francese di cui parli abbia usato l' acqua appunto come simbolo, sulla scia della lezione dei grandi simbolisti francesi.
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#3   25 Febbraio 2008 - 11:56
 
Ottimo. Uno degli ultimi esempi di personificazione dell'acqua, o comunque di sfruttamento intenso di questo elemento scenico, nel film, è proprio l'opera di Zvjagintsev, "Il ritorno".
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#4   26 Febbraio 2008 - 21:49
 
grande Vigo!

(e non dimentichiamo l'acqua in Tarkovskij..)
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#5   27 Febbraio 2008 - 11:44
 
bellissimo post, per assonanze ho pensato a L'eau froide di Olivier Assayas che però forse solo nel titolo ha l'acqua... (anche se mi ricordo il mare e la pioggia ininterrotta...)
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#6   02 Marzo 2008 - 13:57
 
Bellissima sequenza! Quell'uomo, poi, era felice, nell'acqua... tornato a galla sembrava aver nostalgia di quel contatto, di quell'interiorità silenziosa... il mondo "terrestre", con i suoi suoni, i suoi personaggi, non poteva non apparirgli "lontano" da quella innata e primordiale sensazione di libertà. Splendido post!
Un bacione, Walt!
utente anonimo

#7   02 Marzo 2008 - 14:03
 
Pardon, sono io l'utente anonimo :)
Ciao caro!
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#8   07 Marzo 2008 - 14:37
 
mi hai fatto venir voglia di rivedere l'eau froide, fatto e postato!
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#9   22 Marzo 2008 - 18:06
 
ciao nam... una toccatina fugace per prendere contatto e restituire il "favore"! :)

spero che dopo le feste ovine (volevo dire pasquali, ma ho la cioccolata in testa!) avro' un po' di tempo per leggermi gli arretrati del tuo blog (visto che adoro il cinema francese, penso che trovero' molto di cui cibarmi).

tanti salotti e canape' :)
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alla tua domanda rispondo: "Nameerf". E' l'esatto contrario di freeman, ossia uomo libero, liberato. E'un mio singolare nick che incuriosisce. Indica lo stato di una coscienza che sa, come lo sapevano i burattini di Mangiafuoco, di non essere libera. Conosce bene l'indirizzo della fata turchina, ma gli manca ancora la mercede. (senza s, non è un auto).


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