La Camera Obscura

Gli uomini imprigionati sono costretti ad osservare le ombre proiettate sulla parete di fronte. Il mito di Platone con la fonte delle ombre, puo essere reputato l'idea primordiale del cinema.
mercoledì, 02 aprile 2008

Il testamento di Tarkovskij

 

"uomo, ascolta
se volete che il mondo vada avanti dobbiamo tenerci per mano.
Il male vero del nostro tempo è che non ci sono più i grandi maestri,
qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi
non importa se poi non le costruiremo bisogna alimentatre il desiderio
tutti gli occhi dell'umanità stannno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando"

Questo è il testamento di Andreij Tarkoskij, cineasta russo tra i più importanti nel panorama della settima arte. Queste parole vengono dette da Domenico "il folle" che ricorda molto il Principe Myskin di Dostoevskij. La scena è ripresa e montata in modo differente rispetto al film (Nostalghia)

Ma sono due le chicche- video che meritano sicuramente il prezzo del viaggio da voi attraversato sino al mio blog.

 “Afferriamo dunque, quest’inizio e affrettiamoci a compiere ciò che ci attende nel nostro viaggio   Ermete Trimegisto

Mi sembra che l'essere umano sia stato creato per vivere. Vivere nel cammino verso la verità. Ecco perché l'uomo crea. In una certa misura l'uomo crea nel cammino verso la verità. Questo e il suo modo di esistere, e l'interrogativo sulla creazione ("Per chi gli uomini creano? Perché essi creano?") è senza risposta”. Ogni artista nel corso della sua permanenza sulla terra trova e lascia dopo di se una particella di verità sulla civilizzazione, sull'umanità" A. Tarkovskij

 

 

Andrej Tarkovskij è stato definito il "regista-poeta". Sin dalla sua infanzia, è stato profondamente colpito dallo stesso paesaggio russo, che ha caratterizzato i suoi film e soprattutto dall’acqua, acqua che si scioglie in mille rivoli, che ristagna, si congela, gonfia i fiumi e a volte senza un inizio e una fine, una partenza e una destinazione. Tutti i suoi film sono pieni di piccoli eventi: può essere la folata di vento improvvisa che sfoglia un libro, il fuoco che si rianima appunto per il vento, la tazzina di the con l’alone del vapore, tutte piccolissime cose in cui rifulge questa sua venerazione per la bellezza, un punto di fuga che non è l’oggetto di una disciplina, ma ci compenetra, fa le nostre ossa, ci avvolge, avvolge le nostre cose, è quello che rende avvenimento tutte le cose della vita quotidiana, come il cinema di Tarkovskij sa poeticamente rappresentare.

 

Nel viaggio tra i  film di Tarkovskij v’è un immagine della vita e del viaggio dell’uomo: l’albero che nasce come un tenero indifeso germoglio e muore dentro una protettiva corazza: la corteccia.

 

La sua filmografia si apre con la prima scena del suo primo film che mostra un ragazzino sotto un giovane albero, e con la sua ultima opera, l’ultima scena ci mostra un ragazzino sotto un albero molto vecchio .

Tutta la sua opera si stende tra due bambini e due alberi. Il cerchio è compiuto.

 

 La debolezza è potenza e la forza è niente.
Quando un uomo nasce è debole e duttile,
quando muore è forte e rigido,
cosi' come l'albero,
mentre cresce è tenero e flessibile e
quando è duro e secco muore.
rigidità e forza sono compagni della morte
debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza.
cio che si è irrgidito non vincerà.

Nostalghia

Tema di "Nostalghia" è il viaggio, specialmente visto come ripensamento su se stessi e sul proprio modo di essere e di presentarsi agli altri. Una serie di situazioni, di ricordi, di problemi generano nel protagonista un'emozione sconosciuta: la "nostalghia" per la sua terra lontana. Passato e presente vengono a fondersi nella mente del protagonista continuamente, e lo rendono apatico e passivo; solo un uomo riesce ad attrarlo e scuoterlo: il folle Domenico, che predica l'amore e la comunione tra gli uomini.

"Bisogna avere delle idee più grandi

Prima ero egoista. Volevo salvare la mia famiglia,bisogna salvare tutti, il mondo. Come?
E’molto semplice (accende la  candela). Vedi la candela? (spegne la candela).! Perché dici va bene? Aspetta! Mi fai confondere.

 

Bisogna attraversare l’acqua con la candela accesa. Quale acqua? L’acqua calda, la piscina di Santa Caterina, vicino all’albergo, quella che fuma. Quando? Subito! Per me non è possibile non vogliono, capisci?Come accendo la candela e vado in acqua, mi tirano fuori, mi buttano fuori e gridano “Tu sei pazzo”. Capisci? (Riappare la candela)"

I due video da me postati su yoytube sono  presi dal doc di Donatella Baglivo - "Tarkovskij in Nostalghia".

 

postato da nameerf alle ore 18:33 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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Commenti
#1   03 Aprile 2008 - 20:41
 
grazie per le due chicche!!

io trovo che "Nostalghia" abbia qualche accesso di "tarkovskijsmo", ma anche scene memorabili (a partire da quella del rogo del folle, con la sua sincronia perfetta)

continua così..
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#2   06 Aprile 2008 - 11:04
 
scusami tu, nam, sono stata poco blogghesca e poco nettara ultimamente, per motivi d'urgenza... pero' non ho potuto evitare di vedere l'ultimo di becker. tu l'hai visto? che te n'e' parso? a me ha lasciato un po' di delusione... chissa', forse mi aspettavo di piu'. ma forse cio' e' dovuto al libro da cui e' tratto...
ciao, e a presto, spero, con piu' sostanziosi scambi!
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#3   09 Aprile 2008 - 16:22
 
Meno male che ha eccessi di "Tarkovskismo". Significa che ha eccessi di Cinema. Ma come tutto ciò che è pieno, convengo che anche il buon Andrej vada preso a piccole dosi. Ma periodicamente, senza mai smettere.
Altro ottimo articolo, comunque. ;-)
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#4   08 Maggio 2008 - 16:53
 
Che post straordinario. Ho visto, e rivisto questi splendidi filmati.
Complimenti davvero. Ogni volta che leggo su Tarkovskij mi emoziono ^^

Un saluto, a presto

Chimy
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alla tua domanda rispondo: "Nameerf". E' l'esatto contrario di freeman, ossia uomo libero, liberato. E'un mio singolare nick che incuriosisce. Indica lo stato di una coscienza che sa, come lo sapevano i burattini di Mangiafuoco, di non essere libera. Conosce bene l'indirizzo della fata turchina, ma gli manca ancora la mercede. (senza s, non è un auto).


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