La Camera Obscura

Gli uomini imprigionati sono costretti ad osservare le ombre proiettate sulla parete di fronte. Il mito di Platone con la fonte delle ombre, puo essere reputato l'idea primordiale del cinema.
martedì, 22 gennaio 2008

Omaggio a Jean Eustache

(con dedica al blog "riflesso cinefilo" http://riflessocinefilo.blogspot.com/)

Jean Eustache voleva essere innanzitutto un rivoluzionario e far fare dei passi indietro al cinema tornando ai Lumiere, alle origini. Togliendo il superfluo da ogni film, sin dall'inizio.

Per Eustache la camera riprende ed è cinema. I grandissimi autori del cinema: Griffith, Renoir, Dreyer usavano la macchina da presa come registrazione di avvenimenti.

Prendiamo per esempio "la maman et la putain"  un film che riflette passionalmente sui rapporti umani e che è considerato un grande film del cinema francese, forse il migliore degli anni 70. Qui il regista rompe con il resto della produzione dell'epoca seppur innovativa dopo l'ascesa della "Nouvelle Vague" .

Certo...riprese in esterni, suono diretto sono alcuni elementi di quegli autori giovani da cui però resto a margine. Eustache ha una visione e un stile rigorosamente personale con cui caraterizza tutta la sua opera.

Jean Pierre Leaud disse di non essere mai stato così libero, di essere sè stesso davanti alla macchina pur avendo lavorato con Truffaut, Godard,  Skolimovskij...

Stranamente Eustache è un autore che ha sempre prodotto ma è sempre stato considerato un cineasta marginale, ma non emarginato se non verso sè stesso e alla sua concezione di cinema che rappresentava un cambiamento.

Non era un cineasta maledetto, era un autodidatta. Le idee per i suoi film gli venivano direttamente da dispute o discussioni avute con i protagonisti dei suoi film o altro materiale autobiografico.

Non era un autore nell'accezione classica del termine, ma qualcuno che pur vivendo nel presente, conservava tutto per aver materiale da cui trarre fuori le idee. Non era un autore drammatico e sul set lasciava libero l'attore, senza imporre o permettere a qualcuno di farlo; di sporcare quel momento magico, quella pagina bianca.

Per Eustache la camera riprende ed è cinema! Senza virtuosismi o esagerazioni.

 per voi un estratto del film citato postato da me su youtube

per maggiori info:  http://www.cineclubdecaen.com/realisat/eustache/eustache.htm

 

postato da nameerf alle ore 11:15 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: cinema, jean eustache


lunedì, 12 febbraio 2007

            

Un adulto sfortunato può ricominciare la sua vita altrove, può cambiare luogo, può ripartire da zero. Un ragazzo infelice non può avere questo pensiero. Egli sente di essere infelice ma non può dare un nome alla sua infelicità...

Se dovessi stilare una lista di film europei sull'infanzia e l'adolescenza, citerei Zero in condotta di Vigo, ben tre film di Truffaut, poi sempre dal cinema francese vi sono due grandi film che sono quelli di Jean Eustache "Mes petites amoureuses" e di Claude Berri "Le viel homme et l'enfant"; anche nel neorealismo italiano l'infanzia è ben narrata con la trilogia di De Sica, con Rossellini, e per finire chiuderei con l'Infanzia di Ivan di Tarkovskij.

Altro non dico, lascio che siano i film a parlare per loro stessi.

"Io ho avuto un'infanzia difficile, non tragica come quella di Julien, ma difficile e mi ricordo che ero molto impaziente di crescere, perché vedevo che gli adulti hanno tutti i diritti, possono decidere della propria vita; un adulto infelice può ricominciare la vita altrove, può ripartire da zero: un bambino infelice nemmeno lo pensa, sa di essere infelice, ma non può dare un nome a questa infelicità. E soprattutto dentro di lui non può mettere in discussione i genitori e gli adulti che lo fanno soffrire. Un bambino infelice, un bambino martire si sente sempre colpevole ed è questo che è orribile.
Fra tutte le ingiustizie che ci sono al mondo, quelle che colpiscono i bambini sono le più ingiuste, le più ignobili, le più odiose. Il mondo non è giusto e forse non lo sarà mai, ma è necessario lottare perché ci sia giustizia, bisogna, bisogna farlo: le cose cambiano, ma lentamente; le cose migliorano, ma lentamente.
Quelli che ci governano cominciano sempre i loro discorsi dicendo: "Il Governo non cederà di fronte alle minacce", invece è il contrario: il Governo cede solo alle minacce. E i cambiamenti si ottengono solo reclamandoli energicamente. Da qualche anno gli adulti hanno capito e ottengono in piazza quello che gli si rifiuta negli uffici; vi dico tutto questo solo per dimostrarvi che gli adulti quando lo vogliono veramente, possono migliorare la loro vita, migliorare il loro destino, ma in tutte queste lotte i bambini sono dimenticati: non c'è nessun partito politico che si occupi veramente dei bambini, dei bambini come Julien o dei bambini come voi.
Esiste una spiegazione per tutto questo: i bambini non sono elettori. Se i bambini avessero diritto al voto, voi potreste chiedere più asili nido, più assistenti sociali, più di qualsiasi cosa e li otterreste, perché i deputati vorrebbero i vostri voti. Per esempio potreste ottenere di arrivare a scuola un'ora più tardi d'inverno, invece di arrivare che è ancora notte.
Volevo anche dirvi che, proprio perché ho un brutto ricordo della mia infanzia e perché non mi piace come ci si occupa dei bambini, che io ho scelto di fare il lavoro che faccio: cioè insegnare. La vita non è facile, è dura ed è importante che impariate a diventare forti per poterla affrontare.
Badate: io non vi spingo a diventare dei duri, ma dei forti. Per uno strano equilibrio quelli che hanno avuto un'infanzia difficile, sono più preparati ad affrontare la vita adulta di quelli che sono stati molto amati e molto protetti. E' una specie di legge di compensazione: la vita è dura, ma anche bella. Infatti ci teniamo molto: basta essere costretti a letto per un'influenza o una gamba rotta per avere voglia di uscire, di andare a spasso, per accorgerci che la vita ci piace.
Bene. Fra poco partirete per le vacanze: conoscerete nuovi posti, della gente nuova e quando tornerete andrete tutti in una classe superiore. A proposito l'anno prossimo le classi saranno miste. E poi vedrete che il tempo passa in fretta: un giorno avrete anche voi dei bambini e io spero che voi li amerete e loro vi ameranno, anzi loro vi ameranno se voi li amate, altrimenti rivolgeranno il loro amore o il loro affetto, la loro tenerezza su altra gente, su qualcos'altro, perché la vita è fatta così: non si può fare a meno di amare e di essere amati.
Bene, ragazzi: la scuola è finita. E vi auguro buone vacanze
".*

*dialogo tratto da "Gli anni in tasca" regia di Truffaut

postato da nameerf alle ore 22:33 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
categoria: riflessioni, cinema, , infanzia, vigo, rossellini, jean eustache


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alla tua domanda rispondo: "Nameerf". E' l'esatto contrario di freeman, ossia uomo libero, liberato. E'un mio singolare nick che incuriosisce. Indica lo stato di una coscienza che sa, come lo sapevano i burattini di Mangiafuoco, di non essere libera. Conosce bene l'indirizzo della fata turchina, ma gli manca ancora la mercede. (senza s, non è un auto).


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