La Camera Obscura

Gli uomini imprigionati sono costretti ad osservare le ombre proiettate sulla parete di fronte. Il mito di Platone con la fonte delle ombre, puo essere reputato l'idea primordiale del cinema.
domenica, 25 novembre 2007

" L'immagine cinematografica prende corpo in una quarta dimensione avvertibile dall'occhio. Ma cionondimeno, non ogni fotografia cinematografica può pretendere di dare un immagine del mondo: il più sovente ne descrive soltanto la concretezza. La registrazione naturalistica dei fatti è del tutto insufficiente a creare un immagine cinematografica. L'immagine del cinema  si fonda sulla capacità di far passare per osservazione la propria percezione dell'oggetto. L'immagine, come riteneva Gogol è chiamata ad esprimere la vita stessa e non dei concetti o delle riflessioni sulla vita” A. Tarkovskij

 

Esiste una lingua, una forma di comunicazione che attraverso sentimenti e immagini supera l'incomunicabilità, che attraversa le barriere, che abbatte gli ostacoli che separano figure che prima si trovavano opposte allo specchio, opposte dalla porta.  Abbattere la dimensione spazio-temporale per avvicinarsi il più possibile al perturbante, è  quello che Tarkovskij chiama 'mistero'.

Uno schermo si allarga e il mondo, che prima era separato da noi, attraverso un diaframma entra in noi, diventando la realtà. Il piccolo Aleksej (lo stesso Tarkovskij) si rivolge direttamente agli spettatori seduti dall'altra parte dello schermo. Il tempo è unico e indivisibile.

Quante parole conosce l'uomo? Ha il dono di penetrare nel mondo dei sentimenti e del mondo che ci circonda e di mostrare valori autentici? O forse il grande merito è di ascoltare e comprendere?

Gli avvenimenti che il protagonista del film ricorda in uno stato di profondissima crisi spirituale lo fanno soffrire fino all'ultimo momento, suscitando in lui tristezza e inquietudine.

Proprio come accade nella “cerca” proustiana, ne “Lo specchio” il regista è a letto, malato, e va alla ricerca del tempo perduto;  e  il mondo in cui pensa  e quello che pensa creano una rappresentazione di esso vivida e definita.  

 Rivisita i posti dell'infanzia e, spingendosi oltre, si immagina l'incontro tra i genitori ancora prima che venisse concepito, il loro primo bacio, la decisione di metterlo al mondo.

Il racconto inizia nel 1932, anno di nascita del regista.

Il film si intitola "Zerkalo" e lo specchio è qualcosa che delimita le coordinate spazio-temporali. Le scene godono di una loro autonomia, assicurata dall'esaurimento del tempo reale nel tempo cinematografico. Un tempo che lascia cadere gli oggetti, che ferma l'inquadratura anche dove, apparentemente, non c'è vita.

Basti pensare che perfino l'aria ha un suo tempo, riportato cinematograficamente, come quando viene inquadrato l'alone del vapore lasciato dalla tazza di tè caldo sul vetro del tavolo, fino a quando questo non scompare.

 L'urlo finale di Andrej/Ignat e la carrellata sui tronchi degli alberi di un fitto bosco traducono le frasi emblematiche dell'ultima poesia recitata da Arsenij Tarkovskij: "L'uomo ha un corpo solo, solo come la solitudine, l'anima ne è stanca e io cerco un'altra anima".

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categoria: riflessioni, cinema, proust, tarkovskij


giovedì, 30 marzo 2006

Frammenti  

 

 

Poichè esiste un considerevole pubblico dell'ombra, affamato di ciò che è più vero del vero e che sarà un giorno segno della nostra epoca".  Jean Cocteau

     

 Il mondo è una “caverna”- dice Platone - che la materia rende oscura e tenebrosa, ma è anche un luogo di iniziazione a partire dal quale, dal sonno materiale del corpo, l’anima che comprende e si sovviene della sua Origine, si risveglia alla vita reale.

…Quando un'immagine ci affascina incontra subito un'eco nel più profondo di noi stessi. Prendendo questa affermazione sul serio Alfred Hitchcock alla fine del suo percorso, film dopo film, scopre un trauma vissuto nell'infanzia che dormiva nella sua memoria e che attendeva un immagine che lo risvegliasse; come un bacio risvegliò la Bella Addormentata.

...Marcel Proust ci rivela che mentre il suo viaggio abitudinario era stato sottoposto a una soggettività qualsiasi, ad un uniforme e spesso strato di vernice, momento in cui sembrano svanire le possibilità di recupero di una reminiscenza... una subcoscienza si risveglia a partire da un’immagine apparentemente speculare che la sua ricerca del tempo perduto ha reso nuovamente vivente. Allora Il tempo ritrovato torna reale, vivente tale era.


Solo emozioni? Dopo aver a lungo ispirato la diffidenza, le emozioni appaiano oggi come un ultimo rifugio e una garanzia d'autenticità . Ma se le emozioni, ci ingannassero…connessi come siamo con il nostro sentire ed esprimere ciò che siamo?

Il privilegio del cinematografo è quello di permettere a un gran numero di persone di sognare lo stesso sogno e di mostrarci, inoltre con il rigore del realismo, i fantasmi dell'irrealtà...

Al di là di questa evocazione, è con una lettura non convenzionale delle immagini, che la grammatica delle immagini e le sue invenzioni visive aprono dei nuovi sguardi, nuove idee.


...Al di fuori dei film che per gran parte arriva al spettatore pronto all'assimilazione di massa e già "digerito", vi sono film che richiedono la vostra pazienza e assenza di giudizio, pronti a non conformarvi ad un'arte ad uso e consumo, che non richiede una partecipazione della vostra coscienza.

 

postato da nameerf alle ore 12:08 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: cinema, filosofia, platone, critica, libertà, proust, cocteau, hitchcock, bunuel, ruiz


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alla tua domanda rispondo: "Nameerf". E' l'esatto contrario di freeman, ossia uomo libero, liberato. E'un mio singolare nick che incuriosisce. Indica lo stato di una coscienza che sa, come lo sapevano i burattini di Mangiafuoco, di non essere libera. Conosce bene l'indirizzo della fata turchina, ma gli manca ancora la mercede. (senza s, non è un auto).


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